Contrasto ai cambiamenti climatici: la visione di un ricercatore

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Un’intera generazione di giovani, Greta Thunberg in testa, sta ponendo a noi adulti tutti una domanda sul come intervenire per mitigare gli effetti dei gas serra e dell’inquinamento sui cambiamenti climatici.  Pretendere che siano stesso loro, che stanno urlando dalle piazze, con rabbia e forza, un “bisogna intervenire oggi, non domani” a proporre risposte non solo è sbagliato, ma rappresenterebbe anche una completa deresponsabilizzazione di tutti noi genitori nei confronti dei nostri figli, un fallimento epocale.

La risposta non è univoca, non è semplice, soprattutto non si può pensare che ogni piccola comunità pretenda di avere una propria risposta, del tutto scollegata dalle altre. L’anelito all’autonomia assoluta ed all’indipendenza nelle scelte cozza inevitabilmente con il fatto che un problema globale va risolto ed affrontato in modo coordinato a livello globale. Siamo tutti abitanti di uno stesso pianeta: quale sia la nostra città o stato di appartenenza nella lotta ai cambiamenti climatici interessa davvero poco. 

Se da una parte si può pensare di intervenire sul “modello di consumo” (contrastando ad esempio l’utilizzo dei prodotti monouso, spingendo verso una riduzione degli imballaggi e verso scelte alimentari che siano indirizzate a un km zero vero, riducendo quindi i costi energetici ed ambientali legati alla distribuzione), dall’altra inevitabilmente non ci si può che affidare al progresso tecnologico ed alla ricerca.

Muoversi verso una società e, di conseguenza, verso un’economia “low carbon” non può prescindere da investimenti cospicui nel settore della ricerca pubblica, sia per consentire di individuare le strategie più adatte per una transizione energetica quanto meno lenta possibile, sia per guardare davvero al futuro. Servono inoltre sistemi (agevolazioni, sgravi, finanziamenti) per consentire al mondo dell’industria di riconvertirsi senza che si perdano posti di lavoro.  Tutto questo non dovrebbe tradursi semplicemente in nuove tasse.

Il contrasto ai cambiamenti climatici va perseguito attraverso progresso ed innovazione.  Volendo utilizzare due parole abusate, il contrasto ai cambiamenti climatici va perseguito con progresso ed innovazione che siano “smart” e “sostenibili”.  Va aggiunta una terza parola: etica. Non si può pensare di far tutto questo senza che le scelte tecnologiche siano pervase da un’etica di fondo. Un esempio su tutti: nel breve periodo si potrebbe ridurre il bilancio di emissioni di CO2 banalmente (si tratta di tecnologie mature) sostituendo ai combustibili fossili quelli derivati dalle cosiddette colture energetiche. In tal modo sarebbe possibile utilizzare un combustibile “carbon neutral”, in quanto nel suo ciclo vita, brevissimo, la pianta prima assorbe CO2 e poi la rilascia una volta diventata combustibile, senza attendere le ere geologiche tipiche dei combustibili fossili. Ebbene, questa soluzione, seppur molto utilizzata in alcuni contesti emergenti come il Brasile, non è eticamente accettabile in quanto non è pensabile strappare terra alle coltivazioni alimentari per produrre arbusti utili per far camminare automobili.

Non so nemmeno quanto sia etico individuare come soluzione ai problemi energetici l’utilizzo del nucleare, in quanto, seppur tale tecnologia non contribuisce alle emissioni in atmosfera di gas serra o di inquinanti, di fatto si decide di demandare in tal modo alle generazioni future il problema dell’inquinamento, lasciando loro un’eredità super inquinante e pericolosa chiamata “scorie nucleari”.

A prescindere da quanto sia “figo” o alla moda per chi fa ricerca nel settore pubblico o privato utilizzare la parola “smart”, è indubbio che il significato intrinseco che essa racchiude vada invece preso con serietà.

Per ridurre le emissioni di CO2 bisogna cambiare modo di “ottenere” energia, serve una visione diversa, diametralmente opposta rispetto a quella attuale.  Non basta dire che bisogna puntare al 100% rinnovabile.

Oggi l’energia elettrica è prodotta (il termine corretto sarebbe convertita… l’energia non si crea dal nulla, ma si passa da una forma di energia ad un’altra) in grandi centrali, viene immessa in rete e così distribuita a tutte le utenze.   Questo approccio non è adatto però ad utilizzare al meglio l’energia che viene dal sole e quella del vento che, per definizione, sono fonti rinnovabili non programmabili: basta una nuvola per azzerare l’energia proveniente da un pannello fotovoltaico, basta un cambio di direzione del vento per ridurre l’energia che viene ottenuta con una pala eolica.  Una delle visioni del mondo della ricerca è proprio incentrata sulla dislocazione sul territorio di tante piccole centrali energetiche, integrate e smart: integrate, in quanto unione di più fonti – rinnovabili (sole, vento, idraulica, biomasse) e non – e smart, in quanto le fonti diversificate sono in rete fra loro ed accoppiate ad un impianto per l’accumulo di energia (lo “storage” energetico) ed il tutto è gestito da un sistema di controllo così da sopperire istantaneamente alle variazioni sia del meteo che della richiesta dell’utenza.  In tal modo si va verso una produzione distribuita di energia, al limite con condomini o singole abitazioni autosufficienti dal punto di vista energetico.

Dall’energia prodotta in pochi luoghi ed immessa in rete all’ energia prodotta in tanti luoghi, con piccoli impianti in grado però anche di conservare l’energia in eccesso ottenuta dalle fonti rinnovabili attraverso i sistemi di accumulo più disparati, in modo da utilizzarla all’occorrenza.

Una volta in grado di avere energia pulita da fonti rinnovabili e di controllarne i flussi, si potrà procedere a ripensare anche la mobilità, sostituendo le nostre auto a benzina con quelle elettriche (che però senza fonti rinnovabili a fornire energia alle loro batterie inquinano forse più di quelle tradizionali) o ibride (che hanno solo il nome in comune con quelle attualmente circolanti, in quanto di concezione del tutto innovativa) e riducendo drasticamente nelle città l’utilizzo del veicolo privato a fronte di un sistema sostenibile ed efficiente di trasporto pubblico locale integrato, comprensivo anche di mezzi elettrici per singoli (monopattini, bici a pedalata assistita, etc.), utili per colmare l’ultimo miglio da uno stazionamento di bus o stazione metro al luogo in cui ci si deve recare.  

Energia e mobilità sostenibili. La premessa necessaria a quanto scritto poco sopra è che non esiste un modo per avere energia con un impatto ambientale zero: qualsiasi sistema o impianto, motore o macchina ha un costo in termini di energia e di inquinamento legato al proprio ciclo di vita (costruzione – utilizzo – demolizione o smaltimento) ed ha un ulteriore impatto legato alla stessa sua presenza sul territorio.  La comunità, valutati i pro e contro ben noti grazie alla ricerca ed all’evidenza empirica dell’esperienza, dovrà scegliere di volta in volta quali sistemi adottare per il proprio territorio, senza che alcun effetto NIMBY (ovunque, ma non nel cortile di casa mia) possa sovrastare l’effetto degli stessi sulla popolazione intera.

La riduzione delle emissioni di gas serra e di inquinanti passa inevitabilmente anche per la riduzione ed un utilizzo diverso dei rifiuti: all’ideale ridurre, riutilizzare e riciclare va aggiunto un inevitabile trasformare in energia quel che resta.  Bruciare il rifiuto tal quale è idea vecchia e superata: la priorità dev’essere quella di riciclare quanto più possibile e di trasformare in combustibile quel che resta nel modo meno impattante possibile. Ad esempio i rifiuti organici possono e devono essere inviati a impianti di digestione mista anaerobica-aerobica e trasformati in biogas (miscela di metano e CO2), diventando una fonte rinnovabile di energia utilizzabile nella transizione energetica verso il 100% rinnovabile.  In alternativa si può pensare a processi di gassificazione in grado di trasformare il rifiuto in un combustibile gassoso sintetico.  

Quel che è certo è che quanto per la società possa sembrare futuro, spesso per il mondo della ricerca è passato o presente. La difficoltà, probabilmente, sta nel capire quale sia la strada più adatta da percorrere e quale visione adottare fra le tante disponibili per risolvere il problema all’interno del sempre fertile campo della ricerca scientifica internazionale.   La difficoltà sta principalmente nel capire quanto si vuole spendere in termini di tempo, denaro e capitale umano per affrontare davvero questo problema. 

Quale sarà la nostra risposta alle domande dei nostri figli?

Fabrizio Reale

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Napoli, tornano le domeniche ecologiche da aprile a giugno (info, orari, deroghe)

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Napoli, 18 aprile 2019

Con la primavera, tornano le domeniche a piedi a Napoli: per tre giorni, una domenica al mese fra aprile e maggio, i cittadini potranno appropriarsi di una parte della città, libera dalle auto e dagli scooter.

Una domenica al mese, 28 aprile, 12 maggio, 9 giugno, dalle ore 9,30 alle 13.00 sarà vietata la circolazione a tutti i veicoli tranne quelli elettrici ad emissione nulla e quelli indicati nel provvedimento (le deroghe sono a fine post). Le strade interessate dal blocco della circolazione sono indicate in figura e riportate nel testo della Delibera di Giunta Comunale n. 292 del 05/05/2015 .

Maggiori informazioni sul sito del comune di Napoli

Possono circolare durante le domeniche ecologiche:

a) gli autoveicoli che trasportano diversamente abili con capacità di deambulazione sensibilmente ridotta, muniti del tesserino regolarmente rilasciato dalla competente Autorità, nonché i veicoli della Napoli Servizi S.p.A. adibiti al trasporto disabili;
b) i veicoli elettrici ad emissione nulla;
c) i veicoli delle Forze dell’Ordine, del servizio autonomo Polizia locale del Comune di Napoli, della Protezione Civile, militari, i veicoli di servizio dell’amministrazione della Giustizia riconoscibili da apposito permesso rilasciato dalle Procure o dai Tribunali, e quelli con a bordo Ministri di culto che debbano officiare riti religiosi;
d) i veicoli intestati ad Enti pubblici, società ed aziende erogatrici di pubblici servizi, nonché quelli in chiamata di emergenza o adibiti al trasporto di materiale e/o personale addetto all’esecuzione di lavori ed opere urgenti e di pubblica utilità;
e) gli autoveicoli, i motoveicoli ed i ciclomotori con a bordo un medico in visita domiciliare per chiamate d’urgenza, nonché quelli con a bordo operatori del settore informazione giornalistica e radiotelevisiva , nonché fotografi professionisti;
f) gli autoveicoli che trasportano soggetti portatori di malattie gravi che richiedono l’espletamento di trattamenti terapeutici rigorosamente sistematici e periodici, limitati nel tempo, previa esibizione di certificazione sanitaria con l’indicazione della patologia e della necessità di terapia sistematica e periodica nonché l’attestazione della struttura pubblica o privata ovvero del terapeuta, ove la terapia medesima viene effettuata, con l’indicazione dei giorni e degli orari di effettuazione;
g) gli autoveicoli, i motoveicoli ed i ciclomotori che trasportano gas terapeutici o medicinali;
h) gli autoveicoli ed i bus delle aziende di trasporto pubblico, i taxi, gli autoveicoli a noleggio ed i bus turistici;
i) gli autoveicoli, purché di portata inferiore a 3,5 tonnellate adibiti al trasporto di medicinali e/o trasporto di materiale sanitario di uso urgente e indifferibile adeguatamente certificato;
j) i veicoli dei Consoli di carriera che recano la targa speciale “CC” e gli autoveicoli dei Consoli onorari che riportano a fianco della targa il contrassegno consolare numerato di forma circolare, recante lo stemma della Repubblica e la sigla “CC” di colore rosso;
k) i veicoli dei partecipanti a cerimonie religiose o civili (battesimi, matrimoni, funerali) programmate nei giorni di blocco. La richiesta di deroga può essere inoltrata via fax o via mail al servizio autonomo Polizia locale unitamente alla certificazione del Parroco o dell’Ufficiale di Stato Civile.

Le meraviglie dei campi flegrei: la piscina mirabilis

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Piscina Mirabilis: è questo il nome che i studiosi diedero nel XVII secolo alla enorme cisterna romana di Miseno. Non una cisterna comune per l’acqua potabile, ma quella probabilmente fu la più grande cisterna mai costruita dagli antichi romani, interamente scavata nel tufo, alta 15 metri, lunga 70 e larga 25, con una capacità di 12.000 metri cubi d’acqua potabile a servizio della flotta imperiale romana ormeggiata a Miseno, la Classis Misenensis, prima flotta dell’impero per numero di navi.  L’imponente piscina mirabilis, divisa in cinque navate dai quarantotto enormi pilastri, era la perfetta conclusione di un’opera architettonica titanica del I sec d.C., l’acquedotto romano del Serino che partendo dalla località dell’avellinese portava l’acqua per 96 km fino a Napoli, a Pozzuoli ed a tante altre città romane, oltre che servire la flotta militare di stanza a Miseno. Ancora oggi a Napoli sono visibili alcuni pezzi dell’antico acquedotto: i famosi “ponti rossi” ne sono un esempio, ma un parte di condotta è visibile anche all’interno del parco vergiliano ed un piccolo pezzo è stato scoperto di recente all’interno della Sanità. 

All’esterno della struttura sono visibili diversi ambienti, probabilmente originariamente di servizio alla stessa, posti alla sinistra dell’ingresso attuale alla cisterna; uno di questi conserva ancora pezzi di pavimentazione originale.
Le fotografie sono state scattate durante la giornata FAI di primavera 2016.

La piscina mirabilis non è sempre aperta al pubblico, ma è visitabile previa prenotazione. Si consiglia di verificare il numero di telefono e gli orari sul sito dei beni culturali campani, dato che il sito è visitabile solo contattando il custode (nel 2016 era una signora, attualmente non saprei).

Giorni e orario apertura: visitabile su richiesta prenotando al +39 081 5233199; Prenotazione: Obbligatoria (Telefono: +39 081 5233199) (sito consultato l’11 marzo 2019)


post ripreso da precedente pubblicato su laboratorionapoletano.com

Scuole chiuse a Napoli per allerta meteo (12 marzo 2019)

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A causa dell’allerta meteo diramata dalla protezione civile regionale, in base alla quale sono previste forti raffiche di vento nella giornata di domani, il comune di Napoli ha diramato il seguente avviso, anche alla luce di quanto avvenuto due settimane fa e nei mesi scorsi.

+++ Domani a Napoli scuole chiuse per allerta meteo, vento forte +++

L’Amministrazione comunale ha emanato un’ordinanza per la chiusura delle scuole cittadine di ogni ordine e grado – compresi gli asili nido – legata all’allerta meteo della Protezione civile della Regione Campania per “Venti generalmente forti settentrionali, con locali raffiche.” Un’allerta molto simile a quelle del 23 e 24 febbraio i cui effetti hanno causato notevoli danni ai plessi scolastici soprattutto per la caduta di molti alberi e lo scollamento di molte guaine di copertura. Palazzo San Giacomo puntualizza che nella decisione assunta dopo aver ascoltato le valutazioni dei tecnici comunali al verde e alla protezione civile ha pesato anche la vicinanza con gli episodi del 23 e 24 febbraio che hanno tra l’altro causato oltre 500mila euro di danni solo alle scuole.
“ Ormai la gravità degli effetti del cambiamento climatico è sotto gli occhi di tutti; denunciamo ancora una volta l’assenza di una politica nazionale di interventi, con previsione anche di risorse umane e di fondi per la messa in sicurezza del territorio italiano.” Lo affermano gli assessori Borriello, Clemente, Del Giudice e Palmieri ed il presidente della commissione consiliare Gaudini.

L’Amministrazione comunale ha emanato un’ordinanza per la chiusura delle scuole cittadine di ogni ordine e grado – compresi gli asili nido – per la giornata di domani 12 marzo, legata all’allerta meteo della Protezione civile della Regione Campania per “Venti generalmente forti settentrionali, con locali raffiche.”

Un’allerta molto simile a quelle del 23 e 24 febbraio i cui effetti hanno causato notevoli danni ai plessi scolastici soprattutto per la caduta di molti alberi e lo scollamento di molte guaine di copertura. Palazzo San Giacomo puntualizza che nella decisione assunta dopo aver ascoltato le valutazioni dei tecnici comunali al verde e alla protezione civile ha pesato anche la breve distanza con gli episodi del 23 e 24 febbraio che hanno tra l’altro causato oltre 500mila euro di danni solo alle scuole.

“Ormai la gravità degli effetti del cambiamento climatico è sotto gli occhi di tutti; denunciamo ancora una volta l’assenza di una politica nazionale di interventi, con previsione anche di risorse umane e di fondi per la messa in sicurezza del territorio italiano.” Lo affermano gli assessori Borriello, Clemente, Del Giudice e Palmieri ed il presidente della commissione consiliare Gaudini.

In foto i danni ad una scuola di Napoli durante l’ultima tempesta di vento, a fine febbraio

L’ordinanza:

il testo dell’ordinanza sindacale di chiusura scuole di Napoli

Scuole chiuse a Napoli lunedì 25 febbraio (controlli danni dopo maltempo del weekend)








+++ Domani scuole chiuse a Napoli+++





Il Sindaco di Napoli Luigi de Magistris ha presieduto, alla presenza degli assessori Clemente e Palmieri, e del Presidente della commissione protezione civile del consiglio comunale Marco Gaudini, il Comitato operativo che da circa 48 ore è riunito permanentemente per l’allerta meteo che ha causato con le forti raffiche di vento soprattutto nella giornata di sabato notevoli danni in città, fortunatamente non a persone.
Nel corso della riunione il primo cittadino, anche alla luce dei rilievi dei tecnici e dei responsabili delle Municipalità che sono emersi dal tavolo, ha deciso di emanare un’ordinanza per la chiusura per la giornata di domani lunedì 25 febbraio di tutte le scuole cittadine, pubbliche e private, di ogni ordine e grado compresi gli asili nido, a tutela degli alunni e del personale didattico ed ausiliario.
La decisione scaturita dal Comitato consentirà già da queste ore di proseguire l’esame approfondito dei danni alle alberature e agli edifici scolastici, coinvolgendo l’intera filiera della sicurezza nelle scuole ( dai dirigenti scolastici, attraverso i loro responsabili alla sicurezza dei plessi, ai servizi tecnici delle Municipalità, alla protezione civile ).
Anche i parchi pubblici resteranno chiusi domani per effettuare ulteriori controlli e la messa in sicurezza delle strutture. Per i cimiteri saranno garantite tutte le operazioni di polizia mortuaria.














Immagine dal profilo fb del consigliere di III Municipalità Gabriele Petagna

23 febbraio 2019 : scuole chiuse a Napoli (anche parchi e cimiteri) per maltempo (vento forte)

+++ NAPOLI, SABATO 23 SCUOLE, PARCHI E CIMITERI CHIUSI +++

Il Comune di Napoli ha emanato un’ordinanza con la quale ha disposto, per sabato 23 febbraio, la chiusura di tutte le scuole cittadine pubbliche e private, compresi gli asili nido, di ogni ordine e grado, dei parchi e dei cimiteri centrali e periferici cittadini.

La decisione di Palazzo San Giacomo è maturata dopo che la Protezione civile della Regione Campania ha emanato un “avviso di criticità meteo “ nel quale sono previsti tra l’altro “ venti forti o localmente molto forti nord-orientali, con possibili raffiche “ oltre che a “precipitazioni locali, prevalentemente nevose oltre i 200 metri e localmente anche a quote inferiori, con apporto al suolo da debole a localmente moderato. Mare agitato al largo e lungo le coste esposte, con possibili mareggiate. Gelate oltre i 200-300m, soprattutto sul settore interno della zona. “

Il Comitato operativo del Comune si è, come sempre, immediatamente attivato ed ha assunto una serie di decisioni anche sulla scorta dei rilievi tecnici sollevati dai responsabili comunali del verde pubblico e della protezione civile, tenendo ovviamente conto della fragilità di alcune zone del territorio cittadino a seguito dell’eccezionale evento atmosferico del 29 ottobre .

Si ricorda che fino al 3 marzo sono aperte le stazioni metro di Museo e di Municipio per l’accoglienza dei senza fissa dimora, in vista del forte abbassamento delle temperature.

In mancanza di ulteriore avviso, da domenica 24 febbraio tutte le attività saranno nuovamente ripristinate.

L’Amministrazione comunale invita inoltre la cittadinanza a limitare la mobilità ai soli spostamenti strettamente necessari

http://www.comune.napoli.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/37703?fbclid=IwAR2U5whiGO-zf-_rzjryyiT88DOrOdwti0a863GYk6xZQCMcOottmTaijfQ

La tarantina, il nuovo murales dei Quartieri Spagnoli

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Napoli, 17 febbraio 2019

Una nuova opera di street art verrà inaugurata domani 18 febbraio alle ore 16:00: si tratta di Tarantina Taran, murales realizzato da Vittorio Valiante sulla parete d’ingresso del palazzetto Urban in via Concezione a Montecalvario n.26.

Il giovane street artist ha scelto un simbolo dei quartieri spagnoli, la Tarantina, storico femminiello dei quartieri, come soggetto, riprendendo una fotografia di Renato Esposito.

Assicurato alla giustizia il criminale che ieri aveva inquinato il mare di Napoli

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Napoli, 9 gennaio 2019

E’ stato assicurato alla giustizia il delinquente che ieri aveva causato lo sversamento abusivo di polvere di marmo nel mare di Mergellina. A dichiararlo è Daniela Villani, delegata al mare del comune di Napoli:

Assicurato alla giustizia il criminale che ieri ha inteso scaricare polvere di marmo nel mare di Mergellina. Un plauso alla Guardia di Finanza, agli uomini del reparto operativo del Comandante Bastoni a cui vanno i ns. più calorosi ringraziamenti per l’immediata cattura.Naturalmente lo stesso comandante ha sottolineato che il celere risultato è stato possibile grazie alla catena di partecipazione condivisa che si è attivata, dalla segnalazione di cittadini, alla collaborazione sinergica tra comune di Napoli, ABC, servizio ciclo integrato, servizio fogne, tutela mare, polizia Municipale. Ora il criminale oltre ad un ammenda amministrativa avrà una condanna penale. La questione è nelle mani migliori, il procuratore Fragliasso, e sono sicura ci sarà una pena esemplare. Resta l’amaro in bocca perché lo sversamento di residui edilizi avvenuto tramite un tombino, ê naturalmente frutto di lavoro a nero, e come tale, anche gli scarti sono smaltiti illegalmente. Chiedere sempre la fattura significa salvaguardare il nostro mare! Aspettiamo i risultati ARPAC…

Maggiori dettagli sono stati dati poi nel corso della mattinata. Come riporta la Repubblica autori del gesto i dipendenti di una ditta di autoespurgo di Caivano che, chiamata da un condominio ad effettuare un intervento di espurgo, ha anche svuotato il contenuto della cisterna nel pozzo della pluviale, all’altezza del civico 24 di viale Gramsci, immettendo un liquido lattiginoso, un composto per la lavorazione dei marmi.

Scarichi illegali a Mergellina, il mare diventa bianco

Napoli, 8 gennaio 2019

Il mare bianco a causa di uno sversamento abusivo nel circuito di raccolta delle acque meteoriche, uno scenario vergognoso evidenziato sui social dal consigliere comunale demA Francesco Vernetti, presidente della commissione mare.  Si tratta sicuramente di sostanze chimiche, forse di vernice. Le analisi e gli accertamenti per individuare i colpevoli sono in corso.

E’ vergognoso che ci sia chi danneggia in questo modo il mare di Napoli.

Foto di Francesco Vernetti

https://www.facebook.com/plugins/post.php?href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Ffrancesco.vernetti%2Fposts%2F10213669490159576&width=500

AGGIORNAMENTO del 9 gennaio: è stato già individuato ed assicurato alla giustizia il colpevole: https://diarionapoletano.wordpress.com/2019/01/09/assicurato-alla-giustizia-il-criminale-che-ieri-aveva-inquinato-il-mare-di-napoli/

 

In auto nelle aree pedonali? Ora si può, grazie al governo del cambiamento

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Napoli, 4 gennaio 2019

Un passo indietro negli anni, quasi come se si fosse in un film d’epoca,  frutto non si sa bene se di una svista o di una volontà specifica: grazie ad un comma approvato nella legge di bilancio 2019 si può entrare con un’auto in tutte le aree pedonali d’Italia.   Alcune tipologie di auto possono riprendere ad attraversare piazza del Plebiscito o via Toledo o via Partenope.

Per incentivare l’acquisto di auto ibride o totalmente elettriche, il governo 5Stelle-Lega ha inserito nella finanziaria un comma, il 103, che recita:

103. All’articolo 7 del codice della strada, di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, dopo il comma 9 è inserito il seguente:

« 9-bis. Nel delimitare le zone di cui al comma 9 i comuni consentono, in ogni caso, l’accesso libero a tali zone ai veicoli a propulsione elettrica o ibrida ».

E’ pertanto possibile entrare LIBERAMENTE ed IN OGNI CASO con auto ibride ed elettriche non solo nelle zone a traffico limitato ma anche nelle AREE PEDONALI .

comma 9 dell’articolo 7 del codice della strada recita:

9. I comuni, con deliberazione della giunta, provvedono a delimitare le aree pedonali e le zone a traffico limitato tenendo conto degli effetti del traffico sulla sicurezza della circolazione, sulla salute, sull’ordine pubblico, sul patrimonio ambientale e culturale e sul territorio. In caso di urgenza il provvedimento potrà essere adottato con ordinanza del sindaco, ancorché di modifica o integrazione della deliberazione della giunta.
Analogamente i comuni provvedono a delimitare altre zone di rilevanza urbanistica nelle quali sussistono esigenze particolari di traffico, di cui al secondo periodo del comma 8.  I comuni possono subordinare l’ingresso o la circolazione dei veicoli a motore, all’interno delle zone a traffico limitato, anche al pagamento di una somma. Con direttiva emanata dall’Ispettorato generale per la circolazione e la sicurezza stradale entro un anno dall’entrata in vigore del presente codice, sono individuate le tipologie dei comuni che possono avvalersi di tale facoltà, nonché le modalità di riscossione del pagamento e le categorie dei veicoli esentati.

Se ha senso prevedere che le auto elettriche e quelle ibride (a patto che siano in modalità di funzionamento elettrica) possano entrare liberamente nelle zone a traffico limitato (nulla di nuovo, è previsto in tante ztl in tante città d’Italia), è sballato davvero il concetto che possano entrare liberamente nelle aree pedonali, dato che lo scopo di un’area pedonale è diverso da quello di una ztl. Fra l’altro, per come è stata effettuata la modifica, un’auto ibrida potrebbe circolare in area pedonale anche consumando benzina e non necessariamente funzionando come elettrica.