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Napoli, 10 settembre 2018
L‘ordinanza del sindaco di Napoli contro chi sporca la città pubblicata l’altro giorno mi ha riportato alla memoria un post che scrissi qualche anno fa su laboratorionapoletano.com, che riprendeva il testo di un “banno” del 1773, un editto che è ancora oggi affisso sulle pareti di un antico palazzo in una delle strade antiche di Napoli.
Il “non ardiscano” di “imbrattare” la piazza va visto in un contesto di litigi e discussioni fra i “proprietari” della piazza… ricchi nobili da una parte e la chiesa dall’altra, insieme ad uno spaccato di vita quotidiana che descrive quanto dovesse brulicare di persone di ogni tipo la zona dei Banchi Nuovi a quell’epoca.
Riprendo il testo di quanto scritto:
Nel luglio del 1773 i banchi nuovi dovevano essere caotici, con sediari che “tenevano” le sedie in strada (erano affitta sedie p o venditori di sedie, chissà…), gente che occupava la strada, imbrattava le pareti dei palazzi e semplicemente si fermava a chiacchierare e mercanteggiare, al punto da obbligare Ferdinando IV ed in subordine Giovanni Maria IV, signore della famiglia Guevara-Sardo in qualità di “magnus magister iustitiarius”, su richiesta probabilmente dell’illustrissimo Principe di Palmerici o dei monaci della congrega di San Demetrio, di porre fine al caos attraverso un banno, un editto promulgato dal locus sigilli Marcello Fero, proclamato ad alta voce e dopo il suono di tromba da parte dell’ “ordinario trombetta” Domenico Zito e riportato a imperitura memoria su una enorme lapide da Gaetano e Giacinto Bova.
Chiunque avesse avuto intenzione di contravvenire alle indicazioni date dal bando sull’ordine pubblico sarebbe finito in galera.
 E’ uno spaccato di vita di fine XVIII secolo che è giunta fino a noi attraverso le scritte scurite dal tempo riportate sulla lapide in via Banchi nuovi n.1 su quello che un tempo era il palazzo di un principe potente, proprio di fronte al celebre palazzo Penne.
Maggiori approfondimenti sulla storia del largo attualmente noto come piazzetta Teodoro Monticelli.
Ecco il testo del banno così come incisa sull’epigrafe:
“Banno,ordine e comandamento da parte della G.C. della Vicaria e del suo Gran Maestro Giustiziero, signori regente e giudici di quella, per il quale si fa ordine e mandato a tutte e qualsivogliano persone di qualunque grado o condizione si siano, che dal giorno della pubblicazione del presente banno non ardiscano, nè presumano di occupare, nè impedire, nè tampoco imbrattare nè alli sediari tenervi le sedie avanti il largo della Casa Palaziata dell’illustre principe di Palmerici, sito in questa città di Napoli, per essere comune detto largo tra esso illustre principe ed il venerabile collegio di S. Demetrio della congregazione sommasca, come consta dagli atti, sotto pena della di loro carcerazione nel caso di controvenzione al presente banno.
Verum se qualche persona si sente gravata comparisca in questa G.C. e nella sottoscritta banca fra lo spazio di giorni sei decorrendi dal giorno della pubblicazione in avanti, che se li farà complimento di giustizia, altrimenti si procederà in contumacia,  Napoli, lo  19 luglio 1773
Locus Sigilli    Marcellus Ferro
A Di ventiquattro luglio 1773 Napoli. Io sottoscritto Domenico Zito ordinario trombetta della G.C. della Vicaria refero di aver pubblicato il sopraddetto banno nel largo di S. Demetrio e avanti il palazzo dell’illustre principe di Palmerici a suono tromba ad alta ed intelligibile voce more praeconis ut moris est.
Domenico Zito ho pubblicato ut supra
Cajetanus Bova actorum magister
Hyacintus Bova scriba
*Riprendo e pubblico con leggere modifiche un post del 2014 pubblicato su laboratorionapoletano.com.
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