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Napoli, 15 maggio 2017

Un segreto noto a tutti, un mistero irrisolto che probabilmente si chiama amore per l’arte…  il San Giorgio che uccide il drago di Aniello Falcone è stato protagonista anche di una puntata di Voyager  dedicata ai “segreti e misteri di Napoli e della Campania” qualche tempo fa (dicembre 2015).
Non è l’unico capolavoro racchiuso nella chiesa di San Giorgio Maggiore, anche nota come San Giorgio ai Mannesi, ma di sicuro è uno dei motivi principali per cui residenti e turisti avvicinano sacrestani ed inservienti per poter accedere all’abside della chiesa ed ammirare prima il San Giorgio di Alessio d’Elia e, attraverso un sistema di cerniere, poter riscoprire letteralmente un San Giorgio che uccide il drago realizzato nel primo Seicento da Aniello Falcone.   Probabilmente quando il d’Elia fu chiamato a dipingere un nuovo San Giorgio  non ebbe il coraggio di coprire il quadro di Aniello Falcone e vi pose la tela sopra.  Il risultato è un dipinto seicentesco che ha conservato intatti i colori originali, essendo stato nascosto per tre secoli alla vista di fedeli e curiosi.
La chiesa, che meriterebbe un approfondito restauro,  conserva traccia dell’antica basilica paleocristiana che leggenda vuole fu fondata a fine del IV  secolo dal Vescovo San Severo.   L’attuale ingresso altro non è che l’abside della chiesa paleocristiana, mentre all’interno della chiesa vi è un’antica cattedra realizzata con marmi di spoglio di epoca romana, secondo leggenda l’originale cattedra di San Severo, oltre al sarcofago all’interno del quale son conservati i resti mortali del santo.

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