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Napoli, 6 dicembre 2016

Non è facile prendere posizione netta quando si tratta di street art, di murales, stencil ed installazioni artistiche che appaiono nei vicoli, per le strade e sulle facciate dei palazzi delle città. Il confine fra arte e vandalismo è sottile e spesso va oltre la bellezza della rappresentazione artistica in sé.  In alcuni casi è facile distinguere… un graffito sul muro di un palazzo antico in genere è un mero atto vandalico imposto da qualche idiota convinto di “esprimersi ” in tal modo.  Un grigio muro di periferia che diventa colorata espressione artistica è al contrario quasi all’unanimità riconosciuto come espressione artistica.

La street art è apprezzata quando non è solo espressione dell’idea di un singolo ma è volontà di riqualificare, rilanciare, riprendere un luogo e portarlo insieme all’idea stessa della rappresentazione artistica ad essere qualcosa di nuovo.  Il luogo che ospita l’opera è parte integrante della street art.  Non si può pensare di staccare un murales dal muro su cui è stato fatto, equivarrebbe a snaturare l’opera.

Napoli è amata meta degli street artist più famosi, nonché fucina di talenti, proprio perché offre la possibilità di aprire una finestra di dialogo fra i luoghi e le opere, di riqualificare le periferie degradate ( è il caso di tanti murales anche enormi nati come progetti ben definiti nel parco dei Murales di Ponticelli), per ridare vita a vicoli dimenticati dal turismo nel centro antico (è il caso dell’opera diffusa Quore Spinato di Cyop&Kaf ai Quartieri Spagnoli o degli stencil di Zilda installati nei vicoli e palazzi del centro storico). Non da oggi certamente, in quanto  Banksy visitò la città diversi anni fa.

La street art a Napoli è anche utilizzata per rinsaldare un legame con il territorio…( ed ecco il San Gennaro su un muro senza finestre che si affaccia su via Duomo o il murales dedicato a Siani senza trascurare la curiosa e divertente opera di  Roxy in the Box) o per sottolineare quanto sia importante liberare un luogo (ed ecco i folli giganti di Blu che dominano l’ex ospedale giudiziario oggi Ex-OPG liberato).

In un contesto così vivo ed in fermento, in una città che è piena zeppa di muri grigi da trasformare in luoghi da visitare e di palazzi decrepiti da rimettere in evidenza, che senso ha realizzare un murales su una facciata di un palazzo monumentale, storica sede dell’Università napoletana?   Chi ne sentiva l’esigenza?

Il murales in memoria di Fidel Castro è un errore non di certo per il soggetto, quanto per la ben poco felice scelta del luogo.  A prescindere dall’aspetto estetico dell’opera di Mono Gonzalez e Tono Cruz, perché forzare la mano e rimettere in discussione il rapporto che oggi la città ha con la street art  posizionandosi proprio su quel sottile confine fra l’opera d’arte e l’atto vandalico?

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