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Napoli, 3 giugno 2015

Contrariamente a quanto fatto in passato, non ho scritto – finora – post riguardanti le elezioni regionali in Campania, eccezion fatta quelli di denuncia contro manifesto selvaggio. Passati oramai alcuni giorni dalla chiusura delle urne, in attesa dei dati ufficiali riguardanti le preferenze date ai singoli candidati al consiglio regionale (a causa di errori in un centinaio di seggi), vorrei soffermarmi su alcuni aspetti che hanno ridefinito il panorama politico campano e napoletano in particolare.

A meno di un anno dalla tornata elettorale che porterà all’elezione del nuovo sindaco di Napoli, la città si è mostrata quanto mai stanca e disinteressata dalla politica. Quel 60% di elettori che ha scelto di disertare le urne è indicativo di una forte disaffezione ed è un segnale che non può essere trascurato.

Parimenti, la vittoria di De Luca, che aveva contro anche una parte del PD stesso, dimostra che in un quadro politico svuotato da idee conta moltissimo la persona da votare e De Luca, piaccia o no a chi vive di politica, all’elettorato piace.

Del resto, De Luca appariva a tanti come il più presentabile fra i candidati… con Esposito e Vozza “fuori gioco” per motivi numerici, con Caldoro alle prese con la percezione che la cittadinanza aveva dei risultati del suo quinquennio (soprattutto per quanto riguarda sanità e trasporto pubblico… al di là dei conti… a chi vota interessa la qualità e quantità del servizio), con la Ciarambino talmente legata alla poltrona (a dispetto delle dichiarazioni solite del M5S) da candidarsi – unico caso in Campania- sia per governatore che per consigliere regionale e gravata anche dall’ipocrita non presa di posizione nei confronti delle dichiarazioni di Grillo su Equitalia, azienda per la quale lavora e per la quale aveva occupato ruoli non secondari come “responsabile delle relazioni esterne e della comunicazione e poi all’organizzazione aziendale”.  Una persona che non è riuscita a “comunicare” alla popolazione l’importanza dell’azienda per la quale lavora, al punto da farla diventare bersaglio del proprio partito di appartenenza, che credibilità avrebbe potuto avere come presidente di Regione?  Nessuna.. eppure l’hanno votata in tanti, tantissimi…

Il fenomeno a cinque stelle non va sottovalutato, in quanto va oltre il voto di protesta e supera indenne – almeno a Napoli – il masochistico desiderio di arrivare secondi, di presentarsi alle elezioni per fare opposizione. Nella rivincita della sfida del 2010 De Luca – Caldoro un nome di spicco del Movimento avrebbe rischiato di far saltare il piatto, superando “almeno” uno dei due contendenti, eppure non si è voluto rischiare, in nome di balzani regolamenti interni (ti puoi candidare quante volte vuoi, come la Ciarambino fresca non eletta alle Europee… ma non puoi dimetterti da un ruolo già occupato per candidarti in uno ritenuto maggiormente strategico… potere della fantasia di Grillo e Casaleggio? ).

In questo contesto i grillini potranno però aspirare ad occupare uno dei due posti al ballottaggio del 2016 per il comune di Napoli, se il contesto politico resterà quello attuale: almeno quattro candidati potenzialmente coi numeri per raggiungere il ballottaggio, espressione di quattro differenti schieramenti:

  1. De Magistris, sindaco uscente con ancora un indice di gradimento elevato
  2. Un candidato di area PD
  3. Almeno un candidato di centro-destra
  4. Un candidato del M5S

Qualora fosse questa la situazione,  sarebbe difficile distinguere le urne elettorali dalle ruote del lotto. 

Eppure nel giro di pochi mesi potrebbero delinearsi scenari differenti, attualmente da “fantapolitica” con aggregazioni legate fondamentalmente non a programmi elettorali ma all’essere pro o contro Luigi de Magistris e con incognite allo stato attuale che potrebbero diventare variabili impazzite fra qualche mese. In tal caso la tornata elettorale diverrebbe un referendum pro – contro de Magistris, sempre però con l’incognita 5 Stelle.

Un “De Luchistris” ad esempio, con la costruzione di un asse regione- comune di Napoli fra i due sindaci autoritari De Luca e De Magistris, farebbe storcere il naso a tantissimi, innanzitutto fra i supporter più agguerriti di ambo i lati, ma potrebbe rivelarsi una scelta vincente, magari con un ticket De Magistris – vice sindaco PD vicino a De Luca e con candidature comuni alla presidenza di tutte le municipalità (come del resto accadde  in diverse municipalità nel 2011).

Non è da scartare in queste ipotesi fantasiose che le varie realtà anti-sindaco (partiti di varia estrazione, associazioni e comitati cittadini) possano unirsi per concentrarsi su un nome unico, cercando di attirare con un nome moderato non solo le forze di centro destra anche personalità politiche legate al centro sinistra, contrarie all’attuale sindaco.

In questo caso,come scritto, le forze principali in gioco sarebbero tre e non quattro, con i 5 Stelle in posizione probabilmente più defilata, ago della bilancia in un eventuale ballottaggio.

Quel che è certo è che la campagna elettorale è già iniziata nel momento stesso in cui sono usciti i primi dati relativi al candidato governatore e che ha tutti i presupposti per essere una contesa lunga ed estenuante.

 

 

 

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