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Bike sharing a Napoli, turistiNapoli, 2 gennaio 2015 – #2

A Napoli in questi mesi stiamo vivendo un piccolo paradosso evidente solo a pochi, riguardante il bike sharing cittadino.

Nel 2012 un gruppo di giovani napoletani (l’associazione CleaNap) vinse un bando per un progetto di rircerca nell’ambito dei PON Ricerca e Competitività 2007-2013 ( Smart Cities and Communities and Social Innovation) e dopo qualche tempo nacque Bike Sharing Napoli e fu avviata anche una raccolta di fondi per completare il finanziamento, anche via web.  Dopo un bel po’ di silenzio ed un po’ di intoppi di natura probabilmente burocratica, alcuni mesi fa sono state installate 10 ciclostazioni, munite di totem informatico ed è stata avviata la fase sperimentale di collaudo dell’APP realizzata per gestire il bike sharing attraverso un 10-20 biciclette affidate a tester preselezionati.

Fin qui… tutto ok, nonostante i ritardi.

Quel che i napoletani non sanno o semplicemente non hanno compreso è che Bike Sharing Napoli è e resta (come del resto l’analogo CI.RO. per le auto elettriche) un progetto di ricerca ben finanziato attraverso i PON ( 1,6 milioni di euro finanziati per un progetto da 2,0 milioni di euro) che terminerà il 30 maggio 2015 e che NON è detto affatto che proseguirà con una fase due, aperta al pubblico, oltre quella data.

Mostrati i risultati della sperimentazione, terminato il progetto PON, fatte le dovute rendicontazioni, Bike Sharing Napoli, chiuderà bottega e senza  nuovi investitori o partner,  le ciclostazioni diventeranno sì dei TOTEM, ma non informatici bensì utili solo come monito a non investire nel bike sharing, con grande danno per la città intera.

Danno perché il bike sharing a Napoli può funzionare, sia effettivamente per gestire in modo più sostenibile “l’ultimo chilometro”, sia perché può diventare uno strumento per visitare Napoli in modo originale e semplice, sfruttando le pur bislacche piste ciclabili già realizzate o le tante aree pedonali presenti in città.

Sinceramente penso sia difficile che Cleanap possa da sola gestire, senza altri finanziamenti pubblici, il post-progetto, dato che non ha ancora raggiunto quella maturità tale da diventare autosufficiente (è ancora in fase di test e collaudo… ) ed è impensabile che in meno di cinque mesi si possa compensare questo gap.

La speranza è che accanto all’originario Bike Sharing Napoli possano accostarsi altri soggetti privati o, in mancanza di partner, possa sovrapporsi o sostituirsi il comune (magari attraverso la partecipata ANM), rilevando progetto e know-how acquisito in modo tale da ottenere in tempi brevi un bike sharing efficiente e funzionale.

PS

molte informazioni che mi han permesso di scrivere questo post son nate da una diatriba sorta fra partecipanti al forum Il Cielo di Napoli.

La fotografia:

Ho scattato questa foto un sabato mattina di novembre. Ai turisti giapponesi quelle bici del bike sharing erano piaciute a tal punto da utilizzarle per una foto ricordo sul lungomare di Napoli

 

 

 

 

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